Consiglio di Stato conferma chiusura anticipata: addio stagione per 4 specie in Veneto
Una decisione che ha fatto discutere l'intero mondo venatorio: il Consiglio di Stato ha respinto l'appello dell'ANUU Migratoristi contro l'ordinanza del TAR Veneto, confermando l'anticipo della chiusura della caccia per canapiglia, gallinella d'acqua, germano reale e tordo sassello. Per questi quattro iconici selvatici acquatici e forestali, la stagione venatoria in Veneto si è interrotta bruscamente il 19 gennaio, lasciando i cacciatori con l'amaro in bocca dopo settimane di passione sul campo.
Il TAR aveva già dato ragione alle associazioni ambientaliste, motivando la scelta con dati scientifici datati e l'assenza di prove solide sulla migrazione prenuziale che giustificassero l'estensione fino a fine gennaio. Gli studi regionali presentati non hanno convinto i giudici, che hanno privilegiato il principio di precauzione per tutelare le popolazioni in migrazione. L'ANUU aveva contestato vizi procedurali e notifiche irregolari, ma il Consiglio di Stato ha tagliato corto: questioni di questo tipo vanno discusse solo nel merito, fissato per il 12 febbraio. Intanto, per i praticanti veneti, il capitolo è chiuso, con carniere dimezzato per specie che rappresentano il cuore della caccia migratoria.
Questa sentenza riaccende il dibattito sulla gestione faunistica in deroga alle norme comunitarie. I cacciatori veneti, noti per la loro passione e rispetto per la natura, si trovano ora a fare i conti con restrizioni che paiono scollegate dalla realtà del territorio. La buona conservazione delle popolazioni europee e l'assenza di segnali di declino non sono bastate a smuovere l'interpretazione rigida dei giudici amministrativi. Eppure, la caccia in Veneto resta un pilastro per il controllo faunistico e la tradizione secolare, con migliaia di appassionati che contribuiscono attivamente alla biodiversità attraverso monitoraggi e selecontrollo.
Ora gli occhi sono puntati sull'udienza di merito: lì si giocherà la partita vera, con la speranza che emergano dati più aggiornati e convincenti. Intanto, i venatori si riorganizzano, concentrandosi sulle altre specie aperte e preparando ricorsi futuri per difendere un calendario venatorio equilibrato. Questa vicenda insegna una lezione: la battaglia per la caccia sostenibile passa anche attraverso una scienza solida e una comunicazione efficace con le istituzioni. La stagione prosegue, ma con un vuoto che pesa nel cuore di chi vive la montagna e le paludi con il fucile in spalla.
