Governo apre al prelievo controllato del lupo: novità per i cacciatori
Il governo Meloni ha finalmente rotto il ghiaccio sulla gestione del lupo, specie non più rigorosamente protetta dopo il declassamento europeo. Rispondendo a interrogazioni parlamentari, il sottosegretario all'Ambiente Claudio Barbaro ha annunciato la disponibilità a rivedere i tetti massimi di prelievo una volta analizzati i nuovi dati Ispra. Per i cacciatori e gli appassionati di attività venatorie, si tratta di un passo concreto verso una convivenza più equilibrata tra uomo e predatore, con stime che parlano di oltre mille lupi sulle Alpi e una popolazione nazionale in crescita stabile.
Il cuore della risposta governativa sta nell'impegno a valutare con precisione la densità della specie attraverso monitoraggi aggiornati. Barbaro ha sottolineato l'importanza di uno sforzo campionario per stimare il tasso di ibridazione, fattore cruciale per la salute genetica del lupo. Questo approccio scientifico promette di bilanciare la conservazione con le esigenze reali del territorio, dove gli attacchi agli allevamenti stanno diventando un'emergenza quotidiana. Le Regioni attendono il via libera al decreto che fissa per il 2026 un tetto nazionale di 160 esemplari prelevabili, distribuiti su base regionale per una gestione flessibile e mirata.
Non si tratta solo di numeri: il governo spinge per un piano nazionale di gestione, opzionale ma caldeggiato, che coinvolga tutte le amministrazioni. Questo strumento potrebbe rivoluzionare il campo venatorio, autorizzando prelievi selettivi in aree critiche e promuovendo protocolli condivisi. Per i cacciatori, significa nuove opportunità di intervento etico e controllato, con il supporto di dati affidabili che evitano abusi o eccessi. Il confronto con la Conferenza Stato-Regioni è in corso, e diverse realtà territoriali hanno già chiesto garanzie su un quadro normativo unitario.
In un contesto di tensioni tra zootecnia e fauna selvatica, questa posizione governativa rappresenta un segnale positivo per chi vive la caccia come passione e responsabilità. L'attesa è per i dettagli operativi, ma il messaggio è chiaro: la gestione del lupo non sarà più un tabù, bensì una pratica sostenibile che tutela ecosistemi e comunità locali. I venatori sono chiamati a contribuire con competenza, pronti a un ruolo attivo nella difesa del patrimonio naturale italiano.
