Carcasse a Scossicci: Federcaccia smonta le accuse ai cacciatori
La scoperta di decine di carcasse di cani in un canalone vicino all'autostrada A14, tra Porto Recanati e Loreto, nelle Marche, ha acceso i riflettori su un caso che sta dividendo l'opinione pubblica. Parliamo di almeno 55 resti animali, tra cui un gatto, rinvenuti in quello che i media hanno battezzato un "cimitero degli orrori". Le indagini della Procura sono in corso per chiarire le responsabilità, ma già diversi organi di stampa hanno puntato il dito contro il mondo della caccia, ipotizzando che si tratti di cani da caccia eliminati perché ritenuti inutili o non più performanti. Un'accusa che Federcaccia ha respinto con forza, definendola pura speculazione priva di fondamento.
Il presidente nazionale di Federcaccia, Massimo Buconi, ha espresso sdegno per queste ricostruzioni mediatiche, bollate come "illazioni diffamatorie" che ignorano la realtà del legame profondo tra cacciatori e i loro fedeli compagni a quattro zampe. "È imbarazzante e inaccettabile", ha tuonato Buconi, sottolineando come i cacciatori vivano i cani non come semplici strumenti, ma come veri partner emotivi nelle battute di caccia. Ricorda che uno dei resti identificabili appartiene a un pastore maremmano, razza da guardiania e non da caccia, smentendo sul nascere le narrazioni preconfezionate. Federcaccia invita a pazientare per gli esiti delle indagini, promettendo condanna ferma se emergesse un coinvolgimento venatorio, ma rifiuta categoricamente di farsi processare in piazza da chi cavalca stereotipi per audience e like.
Questo episodio riaccende un dibattito antico nel mondo venatorio: quanto sia facile strumentalizzare tragedie animali per demonizzare i cacciatori. Ogni ritrovamento di carcasse, che sia di un rapace o di un cane, diventa pretesto per collegarlo alla caccia, ignorando cause naturali, incidenti o malviventi senza scrupoli. I cacciatori, da parte loro, sono i primi a difendere il benessere dei propri animali, sottoponendoli a cure veterinarie e pensionamenti dignitosi quando arriva il momento del riposo. Federcaccia sottolinea l'importanza di una stampa responsabile, che riporti fatti oggettivi invece di alimentare pregiudizi ideologici.
Per i appassionati di caccia sostenibile, questo caso è un monito: la caccia etica passa anche attraverso la tutela dei cani da lavoro, veri eroi delle nostre giornate in natura. Attendiamo fiduciosi le conclusioni degli inquirenti, certi che la verità prevarrà sulle chiacchiere. Nel frattempo, restiamo uniti nel contrastare narrazioni distorte che minano la nostra passione legittima e regolamentata.
