Il declassamento del lupo: una svolta attesa dai cacciatori
Il Parlamento ha dato il via libera al recepimento della decisione europea che sposta il lupo dalla lista delle specie rigorosamente protette a quella delle specie semplicemente protette. Dopo l'approvazione alla Camera e ora al Senato, il governo potrà adeguare la normativa nazionale, introducendo una gestione più flessibile. Per i cacciatori e gli allevatori, questa modifica rappresenta un passo concreto verso il contenimento di una popolazione in forte espansione, che sta causando crescenti problemi di predazioni sui greggi e impatti sull'equilibrio faunistico.
Le rappresentanze del Partito Democratico, tra cui europarlamentari e deputate, hanno duramente criticato il provvedimento, definendolo un atto ideologico della destra che indebolisce la tutela del lupo. Secondo loro, questa scelta non solo rischia di alterare un ecosistema in cui il predatore aiuta a controllare i cinghiali, ma potrebbe paradossalmente aumentare le predazioni invece di ridurle, ignorando evidenze scientifiche. Il PD si oppone in tutte le sedi, proponendo alternative come la gestione degli ibridi, e vota contro in linea con le posizioni europee.
Cosa cambia davvero per la gestione del lupo in Italia
Esperti come il professor Luigi Boitani sottolineano che il declassamento non apre la caccia indiscriminata, ma permette abbattimenti nell'ambito di piani di gestione strutturati, purché lo stato di conservazione della specie rimanga favorevole. In Italia, la popolazione lupina è in buono stato numerico, ma manca un piano nazionale definitivo, bloccato da anni per divergenze tra Regioni. Senza un quadro unitario, che consideri gli spostamenti su vasta scala dei branchi, qualsiasi intervento rischia di essere inefficace. Regioni e Province potranno ora autorizzare prelievi più agilmente per tutelare allevamenti e sicurezza pubblica, con stime che parlano di un massimo di 160 abbattimenti annui a livello nazionale.
Per i cacciatori appassionati, questa evoluzione è un'opportunità per contribuire a una gestione sostenibile, integrando il contenimento del lupo con strategie contro il sovraffollamento di ungulati. L'assenza di un piano condiviso resta il vero nodo da sciogliere: solo con accordi tra Stato e Regioni si potrà bilanciare conservazione e necessità territoriali, evitando conflitti e promuovendo una caccia responsabile che tuteli il patrimonio rurale italiano.
