Riforma AFV rinviata: cosa cambia per la caccia in Italia
La tanto discussa riforma delle aziende faunistico-venatorie (AFV) non vedrà il voto sugli emendamenti entro quest'anno. Il Senato ha deciso di posticipare l'esame alla legge di bilancio 2026, lasciando i cacciatori in attesa di sviluppi concreti ma con ottimismo per il futuro.
Questa decisione arriva in un momento chiave per il settore venatorio. Le AFV, che gestiscono oltre un milione di ettari di territorio agro-silvo-pastorale, potrebbero presto trasformarsi in imprese individuali o collettive. Un passo che elimina il divieto di lucro, introducendo certezze fiscali e risolvendo annosi contenziosi tributari.
- Obblighi ambientali rafforzati: Le nuove imprese dovranno implementare programmi di conservazione e ripristino degli habitat, migliorando biodiversità e ambiente naturale.
- Regole chiare per la caccia: L'attività venatoria resterà regolata dai calendari regionali, garantendo sostenibilità e rispetto delle norme.
- Gestione responsabile: Da modelli di mera sussistenza si passa a un approccio imprenditoriale moderno, con benefici per i concessionari e il territorio.
Per i cacciatori e gli appassionati, questa evoluzione rappresenta un'opportunità per professionalizzare il settore. Le AFV esistenti potranno convertirsi, mettendo in sicurezza vasti appezzamenti e favorendo una caccia etica e strutturata. Nonostante le polemiche da parte di alcune voci ambientaliste, che temono impatti sulla fauna selvatica, i promotori sottolineano l'impegno per la tutela ambientale come pilastro della riforma.
Ora l'iter parlamentare accelera verso la Camera, con il governo che punta a blindare il testo per evitare ritardi. I cacciatori guardano al 2026 con speranza: più stabilità, innovazione e un territorio meglio preservato per generazioni future di appassionati.
