Ancora incertezza sui valichi montani lombardi: il Tar rinvia tutto a marzo
La battaglia legale sui valichi montani della Lombardia continua a tenere banco nel panorama venatorio italiano. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha deciso di rinviare al 4 marzo prossimo la decisione definitiva sull'identificazione dei valichi montani da sottoporre a tutela, prolungando così l'incertezza normativa che caratterizza questo delicato tema da mesi. La ragione del rinvio è di natura procedurale: l'associazione ricorrente non ha notificato correttamente il ricorso a tutte le parti interessate, in particolare alle associazioni venatorie già coinvolte nella controversia, rendendo necessario integrare il contraddittorio prima di procedere.
La vicenda affonda le radici in una sentenza dello scorso maggio, quando il Tar aveva sottoposto a restrizioni ben 475 valichi montani lombardi, corrispondenti a oltre novantamila ettari di territorio. Questa decisione aveva generato grande preoccupazione nel mondo venatorio, poiché avrebbe comportato il divieto di caccia in aree tradizionalmente utilizzate dai cacciatori. Successivamente, la modifica della legge nazionale 157/92 ha cambiato lo scenario normativo: non più un semplice divieto di caccia, ma l'obbligo di istituire zone di protezione speciale in prossimità dei valichi identificati. La Regione Lombardia ha quindi approvato una delibera che individua soltanto 23 valichi montani secondo criteri oggettivi, una scelta che ha generato il ricorso dell'associazione ambientalista, la quale sostiene che la Regione non abbia dato seguito adeguato alla sentenza precedente.
La questione è complessa e tocca aspetti fondamentali per l'attività venatoria lombarda. Da un lato, c'è l'esigenza di tutelare le rotte migratorie e la fauna selvatica, come previsto dalle normative europee e nazionali. Dall'altro, vi è la necessità di garantire ai cacciatori regole chiare e coerenti, evitando interpretazioni arbitrarie che potrebbero paralizzare l'attività venatoria senza solide basi scientifiche. L'assessore all'Agricoltura della Regione ha sottolineato come la delibera sui 23 valichi rappresenti un equilibrio tra il rispetto delle norme ambientali e il diritto dei cacciatori a esercitare la loro passione in un quadro certo e prevedibile.
Nel frattempo, le associazioni venatorie rimangono divise sulla questione. Alcune hanno già partecipato attivamente al procedimento giudiziario, mentre altre non hanno ancora formalizzato la loro posizione. Il rinvio al 4 marzo rappresenta un'ulteriore occasione per chiarire gli aspetti procedurali e sostanziali della controversia, permettendo a tutte le parti interessate di esprimere pienamente le proprie ragioni. Per i cacciatori lombardi, questo significa ancora qualche settimana di attesa prima di conoscere il quadro normativo definitivo che regolerà l'attività venatoria sui valichi montani. La speranza è che la decisione del Tar possa finalmente mettere fine a mesi di incertezza e restituire chiarezza a un settore già messo a dura prova da interpretazioni normative contrastanti e da decisioni giudiziarie che hanno generato confusione tra gli operatori del settore.
