Caccia e politica regionale: perché la delega all’Agricoltura conta

In Campania il mondo venatorio torna protagonista del dibattito politico. Le principali associazioni dei cacciatori hanno scritto al nuovo presidente della Regione per chiedere che la delega alla caccia venga assegnata all’assessorato all’Agricoltura. Una scelta che, nelle intenzioni dei promotori, non è solo tecnica, ma anche strategica per garantire una gestione più coerente del territorio, della fauna e dei rapporti con il comparto rurale.

Dietro questa richiesta c’è l’idea che la caccia non sia un capitolo isolato dell’ambiente, ma una componente strutturale del sistema agricolo e forestale. Inserire la delega alla caccia in Agricoltura significherebbe, nelle aspettative delle associazioni, mettere attorno allo stesso tavolo chi produce, chi gestisce i boschi e chi vive il territorio con il fucile in spalla, evitando sovrapposizioni di competenze e conflitti spesso sterili.

Caccia, agricoltura e gestione della fauna: un unico fronte

Le sigle venatorie che hanno firmato l’appello – espressione trasversale del mondo dei cacciatori campani – sottolineano come l’attività venatoria sia strettamente legata al comparto agricolo. Il prelievo faunistico programmato, spiegano, concorre all’equilibrio delle popolazioni selvatiche e alla tutela delle coltivazioni, riducendo i danni da fauna selvatica e inserendosi a pieno titolo tra gli strumenti di gestione del territorio rurale.

In quest’ottica la caccia viene letta come un tassello della politica agro-forestale regionale: piani faunistici, calendari venatori, prevenzione dei danni e interventi sulle specie problematiche richiedono decisioni coordinate con chi governa il mondo agricolo. Per i cacciatori, concentrare queste competenze nell’assessorato all’Agricoltura faciliterebbe un confronto diretto con agricoltori e allevatori, spesso alleati naturali quando si parla di difesa delle colture e contenimento delle specie in sovrannumero.

La posta in gioco politica per il mondo venatorio

La lettera delle associazioni non ha però solo una valenza tecnica. Il quadro politico regionale vede infatti in Agricoltura un assessorato guidato da una forza tradizionalmente più dialogante con il mondo venatorio, mentre l’Ambiente è espressione di un’area politica che in passato ha spesso avuto rapporti tesi con i cacciatori. Da qui la spinta a orientare la delega verso un ambito percepito come più sensibile alle esigenze di chi pratica l’attività venatoria.

Per i cacciatori campani la scelta dell’assessorato competente rischia di incidere concretamente su calendari, regolamenti, autorizzazioni e tempi della burocrazia. Un referente politico più vicino alle dinamiche rurali potrebbe, secondo le associazioni, garantire un confronto meno ideologico e più basato sui dati di gestione, sui problemi reali delle campagne e sulle ricadute economiche e sociali della caccia nei territori interni.

Il ruolo delle associazioni e le prospettive per i cacciatori campani

Questa iniziativa conferma il ruolo sempre più politico delle associazioni venatorie, chiamate a rappresentare i cacciatori non solo sui terreni e nelle assemblee degli ATC, ma anche nelle stanze in cui si decidono le politiche regionali. La capacità di fare fronte comune su obiettivi chiari, come in questo caso l’assegnazione della delega alla caccia, è un segnale di maturità e di consapevolezza del peso che l’attività venatoria può avere nel quadro delle politiche rurali.

Per i cacciatori della Campania l’esito di questa partita potrebbe tradursi in una gestione più integrata tra agricoltura, foreste e fauna, con possibili benefici in termini di programmazione della stagione, interventi sulle specie problematiche e semplificazione dei rapporti con la Regione. Molto dipenderà dalle scelte del presidente e dalla disponibilità della politica ad ascoltare un mondo che chiede di essere riconosciuto come parte attiva del sistema rurale, non come semplice destinatario di divieti e restrizioni.