Lupi: animalisti spingono per moratoria, ma la caccia reclama equilibrio

Le associazioni ambientaliste hanno alzato la voce al Senato, chiedendo una moratoria di almeno un anno sul recente declassamento del lupo da specie rigorosamente protetta a semplicemente protetta. Questa mossa arriva dopo il decreto del Ministro dell'Ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 gennaio 2026, che recepisce la decisione europea del giugno 2025. Per i cacciatori e gli appassionati di attività venatorie, si tratta di un passo necessario verso una gestione più realistica della fauna selvatica, che tenga conto delle difficoltà quotidiane degli allevatori e delle comunità rurali senza aprire le porte a stragi indiscriminate.

ENPA, LAV, LNDC, WWF e Fondazione Capellino hanno riunito i parlamentari in una conferenza stampa per denunciare una scelta priva di basi scientifiche, sostenendo che minaccerebbe la biodiversità e la convivenza con la natura. Tra le richieste, spicca l'invito al Senato per bloccare l'iter legislativo e al Ministro dell'Agricoltura per potenziare le misure di prevenzione delle predazioni, finanziabili con fondi europei. Ma dal fronte venatorio emerge una posizione diversa: il declassamento non è un via libera agli abbattimenti, bensì un'opportunità per interventi selettivi su esemplari problematici, supportati da monitoraggi tecnici come quelli di ISPRA. Quote regionali di prelievo mirato potrebbero finalmente bilanciare conservazione e tutela del territorio.

Altre proposte animaliste includono l'implementazione della legge 281/1991 contro il randagismo con un piano biennale, la rifusione integrale e tempestiva dei danni agli allevatori tramite analisi DNA e veterinari ASL, e una campagna informativa sull'etologia del lupo per favorire la coesistenza. Eppure, per chi vive la montagna e conosce i branchi espansi, queste misure suonano come palliativi: i rimborsi lenti e parziali non bastano a coprire le perdite, e la prevenzione con recinzioni o cani da guardiania richiede risorse che le Regioni faticano a erogare. La Fondazione Una ha ribattuto con forza, definendo il declassamento un'evoluzione scientifica verso un equilibrio tra tutela ambientale e vita rurale.

Il dibattito infuria, con deputate come Eleonora Evi e Luana Zanella che spingono per ritardi fino alla prossima legislatura, accusando una visione arretrata del rapporto uomo-natura. Per i cacciatori, invece, è tempo di agire: una gestione moderna, demandata alle Regioni con valutazioni non vincolanti di ISPRA, permette piani regionali flessibili senza compromettere la specie. Esempi virtuosi come il Parco Nazionale della Maiella dimostrano che convivenza è possibile, ma solo con strumenti pratici come indennizzi rapidi e bestiame protetto. La caccia, da sempre alleata della biodiversità, attende risposte concrete per evitare che i branchi dilaghino a scapito di ecosistemi e tradizioni.