Un accordo storico tra mondo venatorio e aree protette
La firma della convenzione tra Urca Marche e il Parco Regionale del Conero rappresenta un momento significativo per il settore venatorio italiano. L'accordo riguarda la gestione di un centro di sosta all'interno di un'area protetta, un risultato che gli stessi rappresentanti dell'Urca definiscono come un passaggio storico e tutt'altro che scontato.
Dietro questa intesa si celano cinque anni di lavoro intenso, durante i quali hanno collaborato attivamente la Regione Marche, il mondo agricolo, istituti di ricerca, università, associazioni ambientaliste e operatori della gestione faunistica. Un dialogo costruttivo che ha permesso di superare i confini ideologici tradizionali, dimostrando come competenza, responsabilità e interesse pubblico possano trovare un terreno comune.
La filiera regionale delle carni di selvaggina
Il centro di sosta rappresenta un tassello fondamentale della filiera regionale delle carni di selvaggina, un progetto che va ben oltre la semplice organizzazione logistica. Si tratta di una visione moderna della gestione della fauna selvatica, capace di integrare molteplici aspetti: la tutela ambientale, la sicurezza sanitaria, la valorizzazione delle risorse naturali, il rispetto delle aree protette e il riconoscimento del lavoro agricolo.
Questo approccio innovativo dimostra che la caccia sostenibile e la conservazione della natura non sono necessariamente in conflitto, ma possono coesistere e rafforzarsi reciprocamente quando gestite con competenza e trasparenza.
Un modello di cooperazione tra istituzioni e mondo venatorio
L'accordo con il Parco del Conero non è un caso isolato. Urca Marche ha dimostrato negli ultimi anni una capacità di collaborazione costruttiva con le amministrazioni locali, come nel caso della sperimentazione con il Comune di Ancona per la gestione dei cinghiali in aree urbane. Questi progetti testimoniano come le organizzazioni venatorie possano diventare partner affidabili per le istituzioni nel risolvere problematiche complesse legate alla fauna selvatica.
La convenzione con il Parco del Conero rappresenta quindi un modello replicabile, che potrebbe ispirare altre realtà regionali a ricercare soluzioni condivise tra il mondo della caccia e quello della conservazione ambientale, creando benefici concreti per l'intera comunità.
