Riforma Caccia in Stallo: Venti Settimane di Attesa al Senato

La tanto discussa riforma della legge sulla caccia, che dovrebbe aggiornare la normativa del 1992, è ferma al palo nelle commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato. Sono trascorse venti settimane consecutive senza che si proceda al voto sui 2.084 emendamenti presentati dai capigruppo di maggioranza. Un contatore impietoso segna il tempo di questo immobilismo, lasciando i cacciatori in una suspense che si protrae oltre le festività natalizie e si spinge fino al 2026.

Per gli appassionati di attività venatorie, questa paralisi rappresenta un'incertezza pesante. La proposta mira a modernizzare regole obsolete, introducendo flessibilità nei calendari venatori e rafforzando la gestione faunistica, temi cari a chi vive la caccia come passione e tradizione. Eppure, senza una data fissata per l'esame, l'iter legislativo resta sospeso, con ipotesi che rimandano tutto all'inizio del nuovo anno. La volontà politica appare decisiva: solo calendarizzando i lavori si potrà sbloccare una norma attesa da anni, essenziale per allineare la pratica venatoria alle esigenze attuali del territorio e della fauna.

Nel frattempo, la Legge di Bilancio ha visto passare una modifica mirata all'articolo 16, che permette alle Regioni di autorizzare aziende faunistico-venatorie in forma imprenditoriale. Un passo che colma un vuoto normativo trentennale, offrendo certezze fiscali e promuovendo modelli sostenibili di gestione del territorio. Per i cacciatori, questo significa più trasparenza e opportunità di caccia regolamentata in aree dedicate, senza stravolgere i principi di tutela ambientale. Un segnale positivo in mezzo allo stallo generale, che valorizza il ruolo virtuoso di queste strutture su oltre un milione di ettari.

La comunità venatoria guarda con impazienza al futuro, sperando che il Senato riprenda presto i lavori. Una riforma equilibrata potrebbe armonizzare tradizione cinegetica, biodiversità e normative europee, evitando derive estreme. Fino ad allora, la caccia continua nel rispetto delle regole vigenti, ma con la consapevolezza che cambiamenti concreti sono indispensabili per preservare un patrimonio culturale unico.